La chiesa, costituita da un'aula a navata unica,
presenta larghe decorazioni ed affreschi di ampio e vigoroso disegno che,
pervenuti parzialmente, a causa della forte umidità e delle infiltrazioni
d'acqua, appaiono fortemente rimaneggiati. Il pessimo restauro realizzato poi
negli anni Trenta del Novecento non consente di esprimere facilmente un giudizio
critico e una lettura storico-artistica. Alcuni studiosi li hanno attribuiti al
Lanfranco, altri a Francesco Solimena, altri ancora li hanno considerati
"vicini ai modi" di Giovan Battista Lama e di Paolo di Matteis. Grazie
al ritrovamento della polizza di pagamento presso l'Archivio Storico del Banco
di Napoli, risalente al 1700,si sono potuti ricavare dati importanti riguardanti
la committenza da parte dei Certosini e la realizzazione della "opera
fatta della pittura, tanto nella Chiesa di S.Giacomo dei Padri Certosini della
Città di Capri, sue cappelle, sacrestia et atrio di Essa, quanto in qualunque
altro luogo di detto Monastero" eseguita dagli artisti Diodato
Vespiniani e Francesco Mottola. Si tratta sicuramente di due artisti
"minori, mai citati dalle fonti settecentesche e facenti parte del numeroso
stuolo di allievi e imitatori di Francesco Solimena e Luca Giordano, i due
massimi esponenti della pittura napoletana tra la fine del XVII e l'inizio del
XVIII secolo.
L'affresco della controfacciata, che è il meglio
conservato, raffigura S.Giacomo alla battaglia del Clavijo,
combattuta dagli Spagnoli contro i Saraceni nell'844, al tempo del Re Ramiro I.
Nell' Istoria Campostellana si narra, infatti, che durante la battaglia
di Clavjo, quando le sorti degli Spagnoli volgevano al peggio, S.Giacomo apparve
al Re Ramiro I di Castiglia e gli promise la vittoria. Il giorno seguente il
Santo comparve nel campo di battaglia e si pose al comando delle truppe, che
sconfissero il nemico. Nell'affresco vi è San Giacomo è raffigurato come
cavaliere con il suo cavallo bianco che calpesta il Saraceno. In basso compare
la data, 1699, mentre in alto vi è lo stemma dei Certosini, committenti
dell'intero ciclo pittorico. L'artista che realizzò l'affresco copia la tela di
Luca Giordano raffigurante "Semiramide alla difesa di Babilonia", oggi
conservata nel Palazzo Reale di Napoli.
Al portato stilistico dell'artista che
eseguì l'affresco della controfacciata sono riferibili anche gli affreschi
della Sacrestia, risalenti quindi al 1699. Essi raffigurano alcuni episodi della
vita di S.Giacomo e precisamente: Vocazione di S.Giacomo, avvenuta mentre il fratello Giovanni era
intento a riassettare le reti presso il lago di Genazereth Gesù nel giardino dei
getsemani La trasfigurazione, a cui assisstettero Pietro, Giacomo e
Giovanni La decapitazione di S.Giacomo, avvenuta verso il 42 d.c. per ordine di
Erode Agrippa I. Lo stato di conservazione e le pessime e numerose ridipinture non consentono
un'adeguata lettura stilistica di tali affreschi , che presentano generici
riferimenti alla cultura artistica di Luca Giordano. Sulle pareti laterali della navata sono raffigurati degli Apostoli. Nelle
campate del lato sinistro, che presentano lacune e cadute del colore in
più punti, compaiono: Tommaso, Matteo, Giacomo minore, Andrea, Giacomo
maggiore; invece nelle campate del lato destro: Mattia, Bartolomeo, Taddeo,
simone Zelota, Giovanni e Paolo. Nei pennacchi, dove la maggior parte degli
affreschi è andata perduta, vi sono alcune figure di Profeti, tra i quali il
meglio conservato è il profeta Zaccaria. Questi Affreschi furono eseguiti da
un'artista, i cui intenti sono del tutto diversi da quelli perseguiti dal
seguace e imitatore di Luca Giordano. Gli affreschi dell'abside, che presentano anch'essi lacune e caduta del
colore in più punti, furono eseguiti postumi rispetto a quelli della navata e
della sacrestia. Ciò è confermato dal fatto che l'affresco a destra, rispetto
all'altare, raffigurante S.Giovanni Battista tra angeli e due
figure femminili monocrome, reca la data 1710. A sinistra, tra angeli ritratti
in molteplici e differenziate posizioni, e due figure monocrome, rappresentanti
la Carità e la Fede, è raffigurato S.Costanzo, I Patriarca di
Costantinopoli e patrono dell'isola di Capri, la quale si intravede in fondo a
sinistra. Da questi affreschi emergono tratti di bellezza pittorica, che
sembrano riconducibili all'opera di Francesco Solimena.
Nel catino absidale, mediante la divisione della chiesa in due parti, è
rappresentata in alto la Trinità alla deriva nella luce con una schiera
compatta di Santi e con numerosi angeli tra le nuvole, ed in basso un
accampamento militare con al centro un personaggio maschile che dorme,
individuabile nel Re Ramiro I di Castiglia. L'affresco potrebbe, pertanto,
riferirsi al momento in cui S.Giacomo, durante la battaglia del Clavijo, apparve
in sogno al Re Ramiro I di Castiglia e gli promise la vittoria sui Mori. Ancora
più stringenti si rivelano le somiglianze con l'opera di Francesco Solimena.
Le tele della chiesa di San Giacomo
Ai lati del transetto della chiesa vi sono due tele del pittore napoletano
Nicola Malinconico(1663-1721), raffiguranti una Adorazione dei Magi
ed un Episodio della vita di S.Giacomo. Buono è lo stato di
conservazione di entrembe le tele, che hanno subito interventi di restauro nel
1940 e che risalgono al periodo compreso tra il 1706 e il 1708. Entrambe sono
influenzate, oltre che dallo stile di Luca Giordano, anche dalla pittura di
Francesco Solimena.
Vi sono poi sette tele raffiguranti: Elia, Geremia,
Abramo, Davide, posti, rispetto al portale, sul lato
sinistro della navata della chiesa della Certosa di Capri, e S.Costanzo,
S.Ludovico di Tolosa e S.Giovvanni Evangelista, collocati
su quello destro. Tali dipinti, restaurati nel 1940, presentano ritocchi
soprattutto nei personaggi , che sono raffigurati sullo sfondo colmo di luce in
atto di contmplazione fra le nuvole. La scheda, conservata presso il Catalogo
della Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici di Napoli, inserisce l'autore
di tali dipinti nell'ambito culturale di Francesco De Mura.