Padre
Anselmo Massimino - Leremita
di Cetrella
Durante
il 1800, lEremo di Cetrella fu la dimora del monaco eremita Padre Anselmo
Massimino. Anacaprese di nascita, Anselmo divenne, quasi obbligatoriamente,
padre sotto lordine dei monaci di S.Francesco da Paola a causa delle umili
condizioni economiche della famiglia. Subito dopo la vestitura si trasferì a
Napoli presso la Stella ma, a causa delle rivoluzioni del 1860, fu costretto a
far ritorno sullisola e, volendo continuare la sua vita meditativa, chiese
alla Congregazione di Carità di Anacapri di concedergli il permesso per vivere
sulleremo di S.Maria a Cetrella, per dedicare la sua vita interamente alla
Madonna. Il permesso fu concesso ma solo dopo alcuni vincoli: la domanda del
monaco doveva essere archiviata nella sede di Anacapri e, in caso di abbandono,
leremo doveva essere riconsegnato alla Congregazione insieme a tutti gli
oggetti avuti in consegna, senza chiedere indennizzi per eventuali miglioramenti
effettuati alla costruzione. Il Padre aveva anche diritto ad avere una persona
di fiducia. La sopravvivenza, oltre che dagli introiti dellolio di frantoi
per la Madonna, era legata anche delle offerte dagli anacapresi. Padre Anselmo
era anche un abile cacciatore di quaglie. Il bravo monaco aveva un sorriso per
tutti. Egli però assunse importanza per gli anacapresi nel 1883, quando
sullisola diffondevano il loro culto i protestanti. Infatti, proprio in
questa data, il monaco dovette scendere in paese ad aiutare i parroci locali a
fronteggiare i protestanti che con la loro eloquenza tentavano di deviare gli
anacapresi. I protestanti, dopo aver capito che il monaco era davvero amato,
pensarono di farlo diventare fonte di scandalo. Fecero spargere la voce che
alcune donne pernottavano allEremo e il monaco perse la predica e la
confessione. Durante la durata delleremitaggio del monaco fecero visita alla
Chiesa molti illustri visitatori di Capri, tra i quali ricordiamo Benedetto
Croce e Vincenzo Gemito. Nell aprile del 1892 il Signore chiamò a sé il
monaco che però già da due mesi era stato costretto a ritornare nella casa
familiare in Via Filietto (lattuale civico 7 a) a causa di frequenti malori.
|