Curzio Malaparte

 

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Uno dei personaggi più particolari del panorama caprese fu Curzio Malaparte (Prato 1898 - Roma 1957 - Vero nome: Kurt Sucker): il mito dell'eterna giovinezza narcisista. 
Pelle liscia color nocciola, nutrita sapientemente con olii e lozioni; capelli scurissimi, sempre tirati e lucidi. Labbra sottili, naso dritto, sguardo intenso, reso quasi crudele dalle arcate sopraccigliari ben disegnate e ordinate.
Malaparte era gelido, indifferente agli altri e al sole. Passava le sue giornate pedalando, spesso totalmente nudo, sul tetto della sua abitazione, spesso fino a stordirsi. Un luogo decisamente evitato dagli altri ospiti della casa, a causa delle forti vertigini che il bagliore del sole causava. Quelle pedalate erano un po' il simbolo della sua inquetudine.
Fu sempre un personaggio controcorrente ed imprevedibile. Dapprima fascista, poi antifascista, tanto da essere mandato da Mussolini al confine. In seguito seguì gli alleati. 
Il suo amore per Capri iniziò nel 1936 quando, recatosi a far visita all'amico Axel Munthe, ne rimase entusiasta. Grazie all'interessamento dell'amico Galeazzo Ciano, acquistò da un isolano, Antonio Vuotto, un pezzo di terra a picco sul mare, in una posizione impervia e selvaggia, a pochi passi dai faraglioni. Fu lui stesso a progettare quella che, in seguito, fu considerata un capolavoro del Razionalismo italiano. La villa, battezzata dallo scrittore "Casa come me" è costituita da un grande salone, sulle cui pareti si aprono quattro grandi finestroni, costruiti in modo da offrire in ognuno un panorama diverso. Vi sono poi lo studio, la stanza da letto, un piccolo appartamento per gli ospiti, chiamato "l'ospizio" e "la Favorita", la camera da letto della compagna del momento.
Morì appena prima di compiere i sessant'anni in seguito ad un lungo viaggio in Cina (che lo portò a conoscere anche Mao), laddove contrasse una grave malattia. Passò gli ultimi giorni della sua esistenza asserragliato da commenti di ogni genere perchè, prima di spirare aveva chiesto i conforti della fede cattolica. 
La sua abitazione fu lasciata in eredità ai cinesi ma i suoi parenti impugnarono il testamento. Oggi la casa non è visitabile.
Per informazioni, Fondazione Ronchi Tel. 081/8377787.

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