Jacques d’Adelsward Fersen

 

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Jacques d’Adelsward Fersen nacque a Parigi nel 1880, da una famiglia proprietaria di importanti acciaierie a Longwy, in Lorena, e discendente dal nobile casato svedese dei Fersen. Fu avviato agli studi nei migliori collegi di Parigi e nel 1897, all’età di diciotto anni, partì alla volta dell’Italia e giunse a Napoli. Qui conobbe il visconte francese Robert de Turnel,  poeta dilettante, con il quale  si rese conto di avere più di un’affinità e con cui si recò in gita a Capri. Fu questo il primo rapido approccio che Fersen ebbe con l’Isola del suo destino.

Nel 1898 fece ritorno a Parigi, dove ebbe inizio la sua attività letteraria. Agli inizi del Novecento partì per il servizio militare ed, essendogli stato concesso un periodo di licenza per problemi di salute, ne approfittò per tornare a Capri. Terminato il servizio militare, Jacques riprese, senza tregua, la sua produzione artistica. La mattina del 10 luglio 1903, però, fu arrestato con l’accusa d'oltraggio alla morale e corruzione di minorenni e condannato a sei mesi di reclusione. Rimesso in libertà e perduto ormai l’amore della sua giovane amante, stanco e disgustato, decise di abbandonare tutto e fuggire alla ricerca di un posto dove poter ricominciare a vivere. Fu così che nel 1904 sbarcò a Capri per la terza volta, prendendo in affitto villa La Certosella a via Tragara . 

Ritenendo però Tragara troppo piena di turisti e troppo vicina al paese, decise di costruirsi una villa su una rupe a picco sul mare. Acquistò dunque il suolo sotto la villa di Tiberio dalla famiglia Salvia per 15000 lire, costruendovi il suo eremo incantato. Nel luglio del 1905 terminarono i lavori della villa che, chiamata in un primo momento “La Gloriette”, prese poi il nome di Villa Lysis, in onore di Liside, discepolo di Socrate, ricordato in un celebre dialogo di Platone. In questo periodo scrisse quello che sarà il primo romanzo ambientato a Capri, dal titolo Et le feu s’èteignit sur le mer… , dove si divertì a sparlare un po’ di tutti, rendendo peraltro facilmente riconoscibili gli isolani e i residenti  stranieri. Per questo motivo attirò su di sé molte antipatie, perdendo agli occhi degli isolani gran parte della benevolenza  che aveva precedentemente accumulato. Nel 1910 fu costretto a lasciare l’isola per aver voluto rievocare il sacrificio di Hypatus, il favorito di Tiberio, nella grotta di Matermania, causando l’intervento dei carabinieri, avvisati dagli abitanti della contrada. Fersen si recò così dapprima a Napoli dalla sorella, poi intraprese un lungo viaggio in giro per il mondo insieme all’amico Nino.                                                             


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