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Tiberio nacque
nel settembre del 42 avanti Cristo, figlio di Claudio e Livia Drusilla che
sposerà, in seconde nozze, l'imperatore Augusto. Fin dai primi anni della sua
giovinezza dimostrò di essere una persona timida e riservata ma, allo stesso
tempo, onesta e dotata di grandi capacità militari.
Quando succedette ad Augusto alla carica di Imperatore aveva cinquantacinque
anni. Governò con saggezza, rifiutando i fasti e le falsità dei salotti
dell'Urbe; ragione che lo spinse, nel 16 d.C., a lasciare la capitale per
trasferirsi a Capri, suo possedimento privato. Tiberio fece dell'Isola azzurra
una degna residenza imperiale , costruendovi ben dodici ville, ognuna intitolata
ad una divinità. Alla più sontuosa diede il nome di Villa
Jovis. Quest'ultima
era situata in uno dei luoghi più inaccessibili dell'Isola, in cima al Monte
Tiberio, sulla sommità della parte orientale dell'isola, e circondata da una
folta vegetazione. I numerosi livelli in cui era divisa erano collegati tra loro
da grandi scale di marmo. Nella parte più alta sorgeva l'Ambulatio, la loggia
dalla quale Tiberio aveva sotto controllo l'intero golfo di Napoli. Pur avendo
li la sua dimora,continuò ad occuparsi dell'impero mantenendo, grazie ad un
sistema di fari e di messaggeri, i contatti con Roma. Durante il suo soggiorno
caprese Tiberio infatti attenuò una grave crisi finanziaria istituendo un Fondo
di Prestito, ridusse la spesa pubblica per le opere edilizie e per il
mantenimento della corte riuscendo anche ad eliminare l'impopolare tassa sulle
vendite.
Altrettanto vasta è la letteratura sul comportamento sessuale e vizioso a cui,
dopo una lunga esistenza controllata, si abbandonò Tiberio nel piacevole
ambiente offertogli dalla sua isola privata. La maggior parte di queste
dissolutezze vengono raccontate da Svetonio nel paragrafo dedicato a Tiberio de
"Vite dei dodici Cesari". In questo capitolo lo storico afferma che le
turpitudini dell'Imperatore "si osa a malapena descriverle o sentirle
esporre". A difesa di Tiberio dobbiamo però dire che nessuno di questi
particolari scandalistici è stato confermato dagli storici del primo secolo,
segno che, forse, Tacito e Svetonio ne fecero un ritratto così crudele perché,
per inclinazione politica, erano più vicini al partito senatoriale e quindi
ostili verso la sua figura.
Sappiamo invece per certo che a Capri Tiberio si circondò di uomini di studio,
di letterati, di artisti e di astrologi. Lo stesso Svetonio ammette che
l'Imperatore era appassionato cultore di letteratura e di filosofia, che
scriveva versi in greco e che possedeva una ricca biblioteca. Alla sua morte,
avvenuta nel marzo del 37, Tiberio lasciò un paese in pace e un impero ancor più
forte ed intatto.
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